Di piccole e grandi cose

Ieri siamo andati in gita con la scuola a Nagasaki. Devo dire che anche questa volta mi è piaciuta molto, anche se è stata un’esperienza completamente diversa. In tre infatti è stato tutto più intimo e più rilassato. Un grosso gruppo fa casino, ride, scherza e alla fine del posto che si ha visitato non rimane granché, tranne i ricordi legati alle altre persone con cui si ha condiviso il viaggio. Inoltre c’è da dire che le gite in Giappone sono fatte male: veloci, non ti fanno vedere mai niente, c’è un tempo determinato per fare la pipì…Si lascia solo il tempo di dare uno sguardo alle cose e poi gli insegnanti ti dicono di andare oltre…

La cosa che mi ha colpita maggiormente è stata la visita alla zona della bomba atomica e soprattutto al museo dedicato ad essa.

Quando siamo andate in tre l’effetto è stato sconvolgente. Ho sentito tutta la potenza della bomba, come se mi stesse per venire addosso. Quando ho scoperto che la Fontana della Pace sia stata costruita per dare un pò di sollievo a quei morti che sono morti di sete, ho avuto i brividi. Ma soprattutto per me visitare il museo è stato traumatico. Vedere un orologio di Nagasaki dell’epoca fermo all’ora dello scoppio, leggere tutto quello che è successo, vedere le immagini, sentire le testimonianze…Esperienze che mi hanno fatto sentire piccola e che mi hanno un pò sconvolta.

Quando stavo per entrare una seconda volta in quel museo, ero un pò tesa. A dire il vero non volevo rivedere tutte quelle cose… Però comunque consigliavo agli altri di visitarlo per bene perché è stata un’esperienza molto coinvolgente e il museo è fatto proprio bene.

E qui è partita la delusione verso i giovani di oggi…

Tutti gli altri sono entrati urlando e ridendo, mangiando cioccolata e facendo un sacco di rumore. Penso che non abbiano visto nulla di quel museo. I cinesi si sono messi a fare foto a caso,alcune pure di gruppo, tra cui ad una riproduzione di un missile che a quanto pare tutti trovavano straordianaria e che indicavano ridendo.

La nostra prima volta era stata silenziosa, emozionante, lenta…Abbiamo letto tutte le informazioni scritte sui muri, ci siamo soffermate a guardare i vari video, ogni tanto i nostri sguardi si incrociavano, eravamo ammutolite.

Gli altri invece hanno finito di guardare tutto dopo 5 minuti…e in quell’arco di tempo non hanno visitato il museo, ma si sono semplicemente seduti sulla prima panchina libera con il cellulare in mano, lo sguardo perso, la bocca leggermente aperta…la tipica faccia di chi ha il cervello risucchiato da qualche giochino stupido.

Ma dico io, sei a Nagasaki, una città che non hai mai visto (gli studenti asiatici non sono molto interessati nel visitare il Giappone, a quanto pare), sei nel museo che tratta della bomba atomica, e ti siedi su una panchina a giocare col cellulare??? Ma siamo impazziti???

Nel frattempo noi e i francesi, gli unici che erano già stati qui, ci siamo rifatti il giro, soffermandoci a guardare quelle parti che non avevamo visto bene la prima volta.

Quando abbiamo finito c’erano tutti gli altri ad aspettarci, rigorosamente col cellulare in mano e lo sguardo perso.

Ma come?

Sono uscita piuttosto triste ed amareggiata… Vedere tutte quelle persone a cui non interessa nulla della storia, vederli passare davanti ad immagini di persone che hanno sofferto e che soffrono ancora a causa della stupidità e l’ignoranza dell’uomo, vedere questa indifferenza mi ha molto colpita e delusa.

Non credevo che le persone potessero essere così…Non pensavo si potesse essere così freddi

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